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Memoria ‘software-defined’ nel futuro delle architetture storage

Lo scenario dell’IT e dei data center si sta arricchendo di nuove tecnologie e paradigmi di memoria: però, prima di adottarli in progetti concreti, è bene cominciare a conoscerli più a fondo. Concentriamoci su memorie persistenti e modello ‘software-defined memory’




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La forza innovativa del paradigma ‘software-defined everything’ ha contagiato in modo via via più profondo il mondo IT: nei server, ha portato alle macchine virtuali (VM); negli apparati di storage e di rete, al ‘software-defined storage’ (SDS) e al ‘software-defined networking’ (SDN). Virtualizzando l’infrastruttura si è arrivati al ‘software-defined data center’ (SDDC): ma ora è la volta della memoria.
Il modello della memoria ‘software-defined’ (SDM), assieme alle memorie persistenti (PM), si prepara infatti a ridisegnare l’architettura di storage dei data center di prossima generazione. Un cambiamento del resto dettato dall’esigenza di tenere il passo con i nuovi livelli di prestazioni, che si rendono necessari, ad esempio, per supportare l’evoluzione delle tecnologie di calcolo ad alte prestazioni (HPC – high performance computing), e le applicazioni che cercano di estrarre valore dai big data.
Va però anche aggiunto che, a livello di utilizzo, molte di queste nuove tecnologie di memoria non sono implementabili attraverso un approccio ‘plug-and-play’, ma richiedono cambiamenti a livello software. Dunque, prima di fare il grande salto verso queste tecnologie emergenti, è bene comprendere meglio in cosa consistono e come usarle nel migliore dei modi.

Memoria persistente: cos’è e cosa può fare
Occorre subito chiarire che quando si parla di memoria persistente, in questo caso non ci si riferisce a pool di dischi o drive a stato solido (SSD). Qui si intende invece una tecnologia definibile con il termine generale NVRAM (non-volatile random access memory), quindi una sorta di memoria RAM non volatile in formato DIMM (dual in-line memory module) in cui, anche togliendo l’alimentazione elettrica, i dati presenti non vanno perduti. Più in particolare qui si sta parlando di poter arricchire, e anche di rendere più complessa, la memoria di sistema, attraverso l’introduzione di moduli NVDIMM (non-volatile dual in-line memory module), già disponibili sul mercato, in grado di combinare la velocità della memoria con gli attributi di persistenza dell’architettura di storage del data center.
Esistono tre tipologie di moduli NVDIMM:

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