lunedì 18 settembre 2017

VMware: la virtualizzazione punta dritto all’infrastruttura di rete

VMware: la virtualizzazione punta dritto all’infrastruttura di rete

Al VMworld Europe 2017 di Barcellona, il focus primario della casa di Palo Alto è tutto sulla trasformazione digitale, resa possibile dall’avvento dell’architettura di rete NFV (network functions virtualization). Diventerà fondamentale per gli operatori di reti radiomobili 5G e, più in generale, per automatizzare e rendere agile la gestione del networking


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Un momento del VMworld Europe 2017
BARCELLONA – La tecnologia digitale e la sua capacità di trasformare in profondità tutti i settori nevralgici delle attività umane è stata messa al centro del VMworld Europe 2017, che si è svolto nei giorni scorsi a Barcellona, integrando e aggiornando gli ultimi annunci sull’offerta tecnologica di VMware rilasciati ad agosto, al WMworld 2017 di Las Vegas. L’evento di Barcellona ha anche consentito alla società di fare il punto su alcuni importanti accordi e collaborazioni, come quelli con IBM e Vodafone, e sulla visione strategica di VMware per il futuro.
Il dirompente cambio di paradigma che l’avvento della tecnologia digitale ha permesso di imporre in tutte le attività imprenditoriali, e nella vita sociale, consente a Pat Gelsinger, amministratore delegato di VMware, di affermare nel keynote di apertura che “Questo è un interessante momento nella storia della tecnologia”. Perché? “Perché tecnologie che solo qualche anno fa avremmo detto appartenere al mondo della fantascienza, oggi diventano realtà tangibili, trasformando i processi, il modo di fare business. Ovunque, l’innovazione nell’IT sta ridefinendo ciò che è possibile fare con la tecnologia e, al contempo, sta elevando le ‘user experiences’ e le aspettative degli utenti, sulle nuove applicazioni e servizi che essa può offrire”. 

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mercoledì 6 settembre 2017

NetApp: soluzioni Data Fabric per le aziende “guidate dai dati”

NetApp: soluzioni Data Fabric per le aziende “guidate dai dati”

Nuovi modelli di consumo “cloud-like” per lo storage, l’infrastruttura iperconvergente NetApp HCI, e la collaborazione con Microsoft per i servizi di cloud ibrido, riposizionano la strategia del vendor. Sempre con i partner di canale, essenziali per aiutare le imprese a compiere la trasformazione digitale

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NetApp HCI

I dati sono il nuovo tesoro che le imprese possono sfruttare per creare in maniera innovativa opportunità di business, ridurre i capex e gli opex, e migliorare l’efficienza: lo spiega Marco Pozzoni, country sales manager di NetApp Italia, riassumendo le ultime novità tecnologiche introdotte sul mercato dalla casa di Sunnyvale e la propria strategia imprenditoriale, che definisce “data fabric”.
Una strategia che mette al centro, appunto, i dati, gestendoli in sicurezza, indipendentemente da dove si trovano – on-premise, su cloud privato, pubblico o ibrido – e mira a lasciare all’utente ampia libertà di scelta sulla modalità di utilizzo e consumo delle tecnologie e servizi di storage che meglio soddisfano le specifiche esigenze.


Tre pilastri per unificare i dati

La strategia data fabric, continua Pozzoni, poggia su tre pilastri per unificare la gestione dei dati. Il primo è sfruttare appieno la potenza del cloud ibrido ...

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mercoledì 19 luglio 2017

Come preparare il parco server ad accogliere un cloud privato

Come preparare il parco server ad accogliere un cloud privato

Implementare all’interno della propria organizzazione una nuvola privata può rendere i servizi IT più flessibili e scalabili, ma richiede anche la pre-verifica di alcuni requisiti nell’infrastruttura hardware esistente

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Realizzare un cloud privato nella propria infrastruttura informatica è un passo strategico importante per un’azienda, perché con esso i servizi IT possono guadagnare in flessibilità e scalabilità, senza per questo minare la capacità del CIO di mantenere un totale controllo sulla propria schiera di server enterprise. Tuttavia, prima di cedere a facili entusiasmi e partire subito con l’implementazione della nuvola privata (salvo poi accorgersi in un secondo tempo, con grande frustrazione, della presenza, ad esempio, di colli di bottiglia di varia natura che rallentano le prestazioni e l’efficienza dell’infrastruttura) è bene fare un passo indietro, e analizzare con metodo e precisione le caratteristiche tecniche di ogni singolo server del parco macchine hardware; sono infatti queste macchine fisiche che nel data center avranno il compito di sostenere tutto il carico di lavoro e lo sforzo computazionale, derivanti dal funzionamento dell’infrastruttura virtuale.

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Migrare al cloud ibrido: i punti da valutare

Migrare al cloud ibrido: i punti da valutare

La transizione verso un modello IT basato su molteplici servizi in cloud rappresenta per un’organizzazione il modo migliore di acquisire agilità e flessibilità. Tuttavia, la scelta del cloud ibrido implica non pochi aspetti tecnici e organizzativi da considerare durante l’implementazione dell’infrastruttura



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Per cloud ibrido si intende una modalità, coordinata e ‘policy-based’, di gestione, utilizzo e provisioning dei servizi IT nell’ambito di un insieme di servizi cloud interni ed esterni. La definizione è della società di ricerche di mercato Gartner, che proprio di recente ha fatto una nuova previsione: per il 2020, il 90% delle organizzazioni adotterà servizi di infrastruttura ibrida.
La crescita del cloud e il declino del tradizionale data center outsourcing (DCO) indicano infatti, secondo Gartner, una massiccia transizione verso servizi di infrastruttura ibrida. Più in dettaglio, stando alle stime della società, il tradizionale mercato DCO a livello mondiale sta restringendosi, con una spesa che è prevista in declino, passando dai 55,1 miliardi di dollari del 2016, ai 45,2 miliardi di dollari del 2020. I servizi cloud, d’altra parte, sono previsti in forte espansione: dai 23,3 miliardi di dollari del 2016, arriveranno a 68,4 miliardi di dollari nel 2020.
Via via che la domanda di agilità e flessibilità cresce, ha dichiarato DD Mishra, Research Director di Gartner, le organizzazioni che adottano un’infrastruttura ibrida potranno ottimizzare i costi e incrementare l’efficienza. Tuttavia, questa transizione non sarà facile, perché essa incrementa anche la complessità di selezione del corretto insieme di strumenti per fornire servizi ‘end-to-end’, in un ambiente in cui le risorse IT vengono sempre più approvvigionate in maniera composita, attingendo da molteplici fonti.

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giovedì 13 luglio 2017

Mauden: da system integrator a integratore di API che rinnova il digital signage

Mauden: da system integrator a integratore di API che rinnova il digital signage

La società ha presentato GETintouch, una soluzione che, integrando codice applicativo, raccoglie dati da molteplici fonti, canali social inclusi, e sfrutta l’intelligenza aumentata di IBM Watson per potenziare le facoltà degli schermi di digital signage in negozi e punti vendita, mettendoli in grado di erogare contenuti personalizzati per ciascun cliente.

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Roberta Viglione, Presidente e Amministratore Delegato di Mauden


MILANO - Nella sintesi di Roberta Viglione, Presidente e Amministratore Delegato di un gruppo che oggi fattura oltre 45 milioni di euro, il nuovo volto di Mauden si distingue nella fusione di due anime: quella tradizionale, dell’integratore di sistemi, che ha consolidato negli anni, e quella, ‘fresca’, di creatore di progetti di trasformazione digitale, su cui sta investendo con determinazione, tramite vari progetti. Come lo spazio digitale Bou-Tek, inaugurato da Mauden nel 2015 nel cuore di Milano, ed equipaggiato con totem, grandi touchscreen interattivi con sfogliatori multimediali, telecamere, Wi-Fi, trasmettitori beacon, ‘magic mirror’ con funzioni di riconoscimento facciale e ‘sentiment analysis’, solo per citare alcune tecnologie. A chi lo visita, Bou-Tek dà dimostrazioni concrete, fa toccare con mano cosa si può fare con le moderne modalità d’interazione omnicanale, che mettono l’utente in comunicazione con un determinato brand. Nel 2015, ricorda Mauden, per lanciare prodotti o presentare le proprie strategie, hanno usato Bou-Tek nomi come IBM, Twitter, eBay. 

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giovedì 6 luglio 2017

Cloudera: il canale è la chiave per crescere ancora

Cloudera: il canale è la chiave per crescere ancora

Il gruppo sta registrando una forte crescita sul territorio nazionale, grazie ai clienti acquisiti nel mondo Telco e Finance. Ai partner è richiesto un forte investimento nel training






Romain Picard, Regional Vice President Sud Emea di Cloudera



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Dopo l’annuncio in maggio di Cloudera Altus, un’offerta PaaS (platform as-a-service) ideata per consentire alle aziende di semplificare l’elaborazione di grandi data set utilizzando cloud pubblici come AWS (Amazon Web Services), a giugno Cloudera, fornitrice di una piattaforma open source per l’analisi di big data, ha illustrato a Milano quale visione strategica sta guidando le proprie scelte di business. Due sono i punti principali. Nell’era della Internet of Things (IoT), il primo aspetto chiave, per le imprese, spiega Romain Picard, Regional Vice President Sud Emea di Cloudera, è ripensare il modo in cui acquisiscono e gestiscono i dati degli utenti, per riuscire a comprendere davvero quali sono le loro aspettative sui prodotti che usano, e arrivare e migliorarli di continuo, in tempi sempre più contenuti.

L’altro aspetto è un ripensamento della strategia di cybersecurity. Anche in quest’area, Cloudera, con la propria tecnologia, sottolinea Romain, può aiutare le aziende a proteggere dati e comunicazioni, proprietà intellettuale, transazioni finanziarie con le terze parti, facendo leva sulla capacità della propria piattaforma di utilizzare tecnologie di apprendimento automatico (machine learning) e strumenti analitici evoluti: tutto ciò consente di prevedere e comprendere quali sono le nuove minacce e schemi di attacco informatico, sfruttando le moli di dati provenienti dai dispositivi IoT e, al contempo, la potenza di elaborazione e scalabilità elastica del cloud. 

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Cloudera: “Cloud e machine learning, forze creatrici per ripensare il business”

Cloudera: “Cloud e machine learning, forze creatrici per ripensare il business”

Dopo il recente rilascio a maggio di Altus, un’offerta PaaS ideata per semplificare l’elaborazione di grandi data set utilizzando il cloud pubblico, Cloudera spiega come, attraverso tecnologie di apprendimento automatico e strumenti analitici evoluti, è in grado di aiutare le aziende a migliorare sia i loro prodotti, sia i loro sistemi di difesa informatica


Romain Picard, Regional Vice President sud Emea di Cloudera




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In un mondo ormai iperconnesso, in cui per il 2020 si prevede che 30 miliardi di oggetti saranno in comunicazione con il cloud, generando enormi quantità di informazioni, oggi le imprese devono davvero attuare un ripensamento della modalità con cui acquisiscono e gestiscono tali dati di business, solo in minima parte sfruttati per ottenere ‘insights’ utili a ri-orientare meglio le decisioni imprenditoriali. Lo spiega a Milano Romain Picard, Regional Vice President sud Emea  di Cloudera, illustrando la visione strategica che sta guidando le iniziative della società, fornitrice di una piattaforma open source per l’analisi di big data.

“Il primo punto per le imprese è ripensare il modo in cui concepiscono la relazione con gli utenti, ossia capire come si comportano, agiscono, quali sono i loro desideri, cosa vogliono davvero”.

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martedì 4 luglio 2017

Seoul Semiconductor: arrivano i LED che emettono luce ‘naturale’

Seoul Semiconductor: arrivano i LED che emettono luce ‘naturale’

A fine giugno, la società sudcoreana, in una conferenza internazionale a Francoforte, ha annunciato ufficialmente l’introduzione sul mercato della tecnologia LED SunLike, che ridefinisce gli standard di qualità della luce


Una demo della tecnologia SunLike, comparata a una tecnologia LED convenzionale




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Arrivare a produrre una luce il cui spettro riesce a combaciare molto strettamente con quello della luce naturale del sole potrebbe suonare quasi come qualcosa di fantascientifico: ma è proprio ciò che la società sudcoreana Seoul Semiconductor – che si posiziona a livello mondiale come il quarto maggior produttore di LED (light emitting diode) e detiene oltre 12 mila brevetti – ha annunciato verso fine giugno, in una conferenza stampa internazionale a Francoforte, durante la quale ha presentato ufficialmente la tecnologia SunLike.

È questa, infatti, l’ultima arrivata nella lunga serie di tecnologie LED (Violeds, Acrich MJT, nPola, Wicop) già sviluppate negli ultimi anni dall’azienda sudcoreana, come ha sottolineato nella propria presentazione Chung Hoon Lee, amministratore delegato di Seoul Semiconductor.


Una demo della tecnologia SunLike, comparata a una tecnologia LED convenzionale

SunLike è stata sviluppata da Seoul Semiconductor in maniera congiunta con Toshiba Materials

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Tecnologia SDN, c’è ancora confusione sui termini

Tecnologia SDN, c’è ancora confusione sui termini






Dall’analisi condotta da Forrester, sulla base di alcune domande chiave poste ai professionisti I&O, risulta come molti team I&O non comprendano ancora appieno le differenze chiave tra tecnologie, termini e concetti emergenti sul tema ‘software-defined networking’. In un primo articolo abbiamo invece riportato i consigli che la società di analisi ha elaborato per comprendere come implementare una SDN


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Tecnologia SDN: i consigli di Forrester per implementarla correttamente

Tecnologia SDN: i consigli di Forrester per implementarla correttamente




Un recente sondaggio della società di ricerche Forrester ha evidenziato alcuni quesiti fondamentali che i tecnici responsabili del networking dentro le imprese si pongono sulla tecnologia SDN. Domande che denunciano ancora una sostanziale impreparazione su questo tema chiave. Cerchiamo quindi prima di tutto di capire come la tecnologia SDN può aiutare a risolvere i problemi di rete e come implementarla, mentre in un prossimo articolo ci focalizzeremo sugli investimenti richiesti e le tecnologie disponibili. 


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