mercoledì 7 giugno 2017

Integrazione di tool DevOps: la soluzione sta nel cloud

Integrazione di tool DevOps: la soluzione sta nel cloud



La progressiva maturazione del comparto, con la comparsa di suite complete di tool pre-integrati e la diffusione di evolute catene di strumenti cloud-based, condurrà alla scomparsa del fenomeno ‘fai da te’ che costringe oggi i team di sviluppo e delivery delle applicazioni a integrare un complesso insieme di tool rendendo difficile l’attuazione dell’approccio DevOps. Forrester ci aiuta a capire i trend evolutivi di queste soluzioni

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DevOps: integrare i tool, automatizzare per migliorare i team

DevOps: integrare i tool, automatizzare per migliorare i team


Per abbracciare una strategia di continuo rilascio di software e applicazioni stabili e di alta qualità, i team di sviluppo software devono possedere un corretto insieme di strumenti, ma ad oggi risulta ancora difficile reperire sul mercato soluzioni complete e ‘pronte all’uso’ e ciò impone ai team di sviluppo e delivery del software d’integrare in autonomia un complesso insieme di tool. L’analisi di Forrester



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HPE con The Machine va alla sfida dei Big Data

HPE con The Machine va alla sfida dei Big Data

La macchina, presentata recentemente dalla casa di Palo alto, promette di rivoluzionare anni d’innovazione nelle architetture server, con una capacità di elaborazione senza precedenti. Kirk Bresniker, Chief Architect Hewlett Packard Labs Systems Research, illustra le prospettive del progetto


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Il prototipo con 160 TB di memoria


A oltre sei mesi dalla dimostrazione di quella che ha definito la prima architettura di computing ‘memory-driven’ del mondo – eseguita attraverso un prototipo mostrato come ‘proof-of-concept’ della capacità dei componenti fondamentali del nuovo computer di funzionare insieme – a metà maggio Hewlett Packard Enterprise (HPE) ha annunciato un nuovo prototipo, come ulteriore tassello nel percorso di evoluzione dell’iniziativa The Machine, avviata nel 2014. Quest’ultima è un progetto di ricerca e sviluppo che punta a rivoluzionare, attraverso il paradigma del ‘memory-driven computing’ (MDC), sessant’anni di innovazioni in campo informatico, ponendo al centro dell’architettura server non più il processore ma, appunto, la memoria.

Con questa architettura, HPE promette di superare i limiti di velocità degli attuali server, eliminando le inefficienze causate dal modo in cui memoria, storage e processori interagiscono oggi nei sistemi tradizionali. Obiettivo analizzare i dati con maggior rapidità ed efficacia, in un’era in cui innovazioni tecnologiche come la Internet of Things (IoT) stanno portando a un enorme incremento delle moli di informazioni da elaborare, e di conseguenza all’esigenza di macchine con prestazioni sempre maggiori. Qui il memory-driven-computing permetterebbe di elaborare i volumi di dati necessari per risolvere problemi complessi, stravolgendo le attuali tempistiche: ore invece di giorni, minuti invece di ore, secondi invece di minuti, in quest’ultimo caso fornendo capacità di intelligence in tempo reale.
Il nuovo prototipo di The Machine è dotato di 160 terabyte (TB) di memoria: una capacità sufficiente, spiega HPE, a lavorare in maniera simultanea con cinque volte i dati contenuti in ogni libro della Biblioteca del Congresso statunitense, che conta circa 160 milioni di volumi. Finora, ha precisato la casa di Palo Alto, non era mai stato possibile memorizzare e manipolare data set di queste dimensioni in un sistema ‘single-memory’. Oltre ai 160 TB di memoria condivisa, distribuita su 40 nodi fisici interconnessi mediante protocollo in fibra ad alte prestazioni, questo prototipo adotta un sistema operativo ottimizzato basato su Linux, che gira su processore ThunderX2 di Cavium, un SoC (System-on-Chip) basato su architettura ARMv8-A e progettato per la gestione di workload nel cloud. Le connessioni ottiche, incluso il modulo fotonico X1, risultano funzionanti e operative, e a tutto ciò si aggiungono gli strumenti di programmazione software, progettati per sfruttare la grande quantità di memoria persistente a disposizione.

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venerdì 26 maggio 2017

TSN: NI porta il ‘time-sensitive networking’ sulla piattaforma CompactDAQ

TSN: NI porta il ‘time-sensitive networking’ sulla piattaforma CompactDAQ

La sincronizzazione ‘time-based’ su Ethernet è un requisito chiave per i sistemi di test e misura distribuiti, e la casa di Austin la integra in due nuovi prodotti CompactDAQ


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Del TSN (time-sensitive networking) NI ha mostrato alcuni efficaci esempi e applicazioni qui a Austin, durante NIWeek 2017, nella grande showroom adibita a ospitare le numerose demo che impressionano i visitatori, persuadendoli della reale applicabilità e funzionamento di ciascuna tecnologia.
In effetti, una delle novità principali annunciate a NIWeek riguarda proprio il rilascio di due nuovi chassis Ethernet multislot, cDAQ-9185 e cDAQ-9189 (nella foto), che introducono l’importante funzionalità della sincronizzazione ‘time-based’, implementata sulle fondamenta dei più recenti standard Ethernet. I due prodotti integrano la tecnologia TSN all’interno di hardware CompactDAQ ‘rugged’, per applicazioni in sistemi di misura distribuiti.
Più in dettaglio, il TSN è un insieme di standard in fase di sviluppo da parte del Time-Sensitive Networking Task Group, che è parte del gruppo di lavoro IEEE 802.1, ed ha la missione di fornire servizi di tipo deterministico sulle reti IEEE 802: quindi, ad esempio, servizi di trasporto del traffico in grado di garantire latenza molto contenuta e confinata entro limiti precisi, con ridotta perdita di pacchetti e caratteristiche di elevata affidabilità. Queste estensioni della tecnologia Ethernet indirizzano applicazioni dove il meccanismo di trasmissione dati deterministico gioca un ruolo cruciale, come le reti convergenti con streaming di audio e video in tempo reale, e gli stream di controllo in real-time, ad esempio utilizzati in campo automotive o industriale.

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giovedì 25 maggio 2017

NI abbassa i costi di test con le ATE Core Configurations

NI abbassa i costi di test con le ATE Core Configurations

Le soluzioni, preconfigurate, ma ampiamente personalizzabili, puntano a ridurre i rischi d’integrazione e a velocizzare il time-to-market


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Oltre alle novità introdotte con la presentazione di LabVIEW NXG 1.0 e LabVIEW 2017 – due versioni di LabVIEW entrambe accessibili sia agli utenti che da anni sottoscrivono contratti di servizio per la piattaforma di progettazione, sia a quelli che l’acquistano per la prima volta – un’altro annuncio di rilievo da parte di NI, qui a Austin, riguarda le nuove ATE Core Configurations (nella foto). Le soluzioni, ieri poste in primo piano sul palco di NIWeek 2017, hanno catturato un notevole interesse tra i partecipanti all’evento, specie al momento di poterle osservare e toccare da vicino, direttamente ‘on the stage’.
Questi nuovi sistemi ATE (automated test equipment) forniscono in sostanza agli utenti, attraverso una sola soluzione, tutta l’infrastruttura – meccanica, di alimentazione e di sicurezza – necessaria per costruire il sistema di test. In questo modo, chiarisce NI, gli ingegneri hanno la possibilità di accelerare la progettazione e costruzione del sistema ATE, per condurre attività di test che spaziano in diversi settori, dai semiconduttori, ai componenti per l’elettronica di consumo, all’ambito aerospaziale, a quello automotive. 

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NI svela il futuro di LabVIEW

NI svela il futuro di LabVIEW


A NIWeek 2017, National Instruments presenta LabVIEW NXG 1.0, come la nuova generazione del software di progettazione, in grado di portare la produttività della piattaforma anche verso i non esperti di programmazione


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LabVIEW NXG 1.0


Tra le diverse novità presentate ufficialmente oggi da NI, nella seconda giornata dell’evento NIWeek, dedicato a clienti e partner, LabVIEW NXG 1.0 (nella foto) rappresenta il tassello chiave della visione strategica della casa di Austin. Obiettivo mettere nelle mani di ingegneri, sviluppatori, scienziati uno strumento sempre più potente e di uso intuitivo, per affrontare anche le sfide più ardue di ingegnerizzazione dei sistemi. Queste sfide oggi spaziano in molti campi, e si chiamano 5G, Internet of Things (IoT), veicoli a guida autonoma, solo per citarne alcune.
Jeff Kodosky (nella foto), Cofounder e Business e Technology Fellow di NI, e conosciuto come il ‘padre di LabVIEW’, spiega come, attraverso LabVIEW NXG 1.0 si passa a un nuovo approccio nell’automazione della misura, che abilita i diversi esperti di settore a focalizzarsi su ciò che conta di più, cioè la risoluzione del problema, non l’uso dello strumento. Diventa così possibile accelerare la produttività e la capacità d’innovazione. 

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mercoledì 17 maggio 2017

TI: sensori ad alta precisione potenziano i radar automotive

TI: sensori ad alta precisione potenziano i radar automotive

Oltre a migliorare il rilevamento nei veicoli a guida autonoma, la nuova gamma di sensori di Texas Instruments ha applicazioni chiave nell’automazione industriale e in campo medicale

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Un chip della serie TI AWR


Mondo automobilistico e auto a guida autonoma, sistemi di automazione in campo industriale e nel settore degli edifici commerciali, applicazioni nei prodotti medicali, sono alcune aree chiave indirizzate dalla nuova gamma di sensori a chip singolo a onde millimetriche (mmWave) presentata ufficialmente il 16 maggio da Texas Instruments (TI). La famiglia comprende cinque soluzioni divise in due serie di sensori da 76 a 81 GHz, corredate da una piattaforma di sviluppo completa.

La serie AWR è dedicata al settore automotive, mentre la serie IWR è indicata per le applicazioni industriali: di entrambe sono già disponibili campioni e moduli di valutazione (EVM), sia nel negozio online di TI, sia tramite distributori autorizzati.

Le serie di sensori AWR1x e IWR1x sono basate su tecnologia CMOS (complementary metal-oxide semiconductor) e, sottolinea TI, sono in grado di fornire un rilevamento tre volte più preciso rispetto alle soluzioni mmWave attualmente presenti sul mercato. Per inciso, i radar mmWave sono in grado di trasmettere segnali con una lunghezza d’onda nell’ordine di grandezza dei millimetri, e un sistema mmWave operante a 76–81 GHz, con una corrispondente lunghezza d’onda di circa 4 millimetri, ha la capacità, spiega l’azienda, di rilevare movimenti piccoli come una frazione di un millimetro.

In particolare, in questa famiglia di sensori, TI ha combinato evolute tecniche di progettazione analogica e a segnale misto con dispositivi di elaborazione del segnale digitale, ottenendo un singolo chip CMOS altamente integrato (10,4 mm x 10,4 mm). Quest’ultimo può controllare un processore di segnale digitale (DSP) e un microcontroller (MCU) di fascia alta, oppure una MCU o un DSP soltanto. Ogni chip, precisa ancora TI, consente un rilevamento autonomo intelligente e ad alta precisione, con una risoluzione inferiore ai 4 centimetri, un’accuratezza di campo inferiore a 50 micrometri, e portata fino a 300 metri. Il sistema di rilevamento risulta più intelligente rispetto alle soluzioni convenzionali, spiega TI, perché questi sensori mmWave a chip singolo da 76 a 81 GHz sono in grado di adattarsi in maniera dinamica alle variazioni delle condizioni ambientali, consentendo un’identificazione precisa attraverso plastica, muri, vestiti, vetro e molti altri materiali, anche in presenza di fattori di disturbo e interferenza, come luce, pioggia, polvere, nebbia o gelo.

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venerdì 5 maggio 2017

Avantune: il cloud per le imprese è un self-service

Avantune: il cloud per le imprese è un self-service

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Come nuovo attore sul mercato italiano e non solo, la società punta a cavalcare la trasformazione in atto nei servizi cloud evoluti per il mondo enterprise



La società di ricerche Gartner lo aveva già previsto all’inizio di quest’anno: il mercato dei servizi IT si trova nel bel mezzo di una fondamentale trasformazione che condurrà alla creazione di nuovi modelli di business e nuove offerte di servizi, e chi non saprà evolversi abbastanza velocemente, service provider o produttori di tecnologia, rischierà di trovarsi estromesso dal mercato. Una delle caratteristiche comuni di questi servizi di prossima generazione, che estendono quelli tradizionali e sono abilitati dal cloud, è l’alto livello di modalità di fruizione ‘self-service’. Un’onda d’innovazione che Avantune, come nuovo player del mercato, sta cavalcando, seguendo una precisa visione.
Nel nome Avantune, sincrasi di ‘advanced tuning’, o ‘sintonizzazione evoluta’, cioè capacità, attraverso una tecnologia innovativa, di personalizzare in profondità i servizi secondo le reali esigenze degli utenti, è racchiusa tutta la strategia, il modello di business, di una società che da metà aprile si è presentata ufficialmente al mercato italiano, con questo brand, un logo, un nuovo sito web, come produttore di soluzioni cloud self-service per grandi organizzazioni.
In verità, Avantune nasce dal rinnovamento della realtà aziendale Solgeniakhela, e ne scandisce un fondamentale riposizionamento nel comparto, appunto, delle soluzioni cloud self-service di fascia enterprise. Ermanno Bonifazi, fondatore e amministratore delegato di Avantune, spiega il perché di tale focalizzazione. Già creatore di Solgenia, e da anni precursore di soluzioni innovative di collaborazione e workflow, Bonifazi opera nella sede principale di Toronto. «L’idea di Avantune nasce dal fatto che abbiamo individuato nel concetto di self-service uno degli elementi molto importanti di differenziazione. L’elemento che noi crediamo in questa fase di mercato, e soprattutto nella sua evoluzione, rappresenti uno dei cambiamenti in corso, e sarà uno dei fattori abilitanti per un nuovo modello di consumo della tecnologia». Oggi infatti viviamo nella ‘self-service economy’, chiarisce Bonifazi, in cui l’attore principale nella realizzazione di ogni prodotto o servizio è il consumatore, che in ogni campo vuol attuare una raffinata personalizzazione di ciò che compra, in base alle proprie specifiche necessità.

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mercoledì 3 maggio 2017

Microsoft a L’Aquila con Edu Day 2017

Microsoft a L’Aquila con Edu Day 2017

La giornata del 5 maggio, dedicata alla didattica e alla ricerca, sarà aperta da Anthony Salcito, VP Microsoft Education, e Carlo Purassanta AD Microsoft Italia




Dopo gli annunci del 2 maggio a New York, fatti dal Ceo di Microsoft Satya Nadella sui nuovi prodotti e servizi dedicati al mondo della scuola e dell’università, per studenti e docenti, il prossimo 5 maggio, la casa di Redmond arriverà anche a L’Aquila, con l’obiettivo di declinare la propria strategia globale nel campo della formazione scolastica anche nel nostro paese. L’occasione sarà Edu Day 2017, l’evento Microsoft dedicato al mondo della scuola, dell’università e della ricerca, che raccoglierà nel capoluogo abruzzese studenti, docenti e dirigenti scolastici provenienti da tutta Italia. 
La giornata, organizzata in collaborazione con il Comune dell’Aquila, l’Università e il Miur, e sostenuta dai partner Acer, De Agostini Scuola, C2, Media Direct e Softjam, vedrà anche il coinvolgimento dell’intero Polo di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, attraverso annunci, incontri e workshop, hackaton, laboratori di coding e progetti in collaborazione con le scuole locali. 
Tutti i partecipanti, fa sapere Microsoft, avranno l’opportunità di assistere a dimostrazioni pratiche o provare soluzioni e tecnologie come Microsoft Hololens, Minecraft: Education Edition, Office 365. Sarà anche possibile comprendere come affrontare il tema delle discipline STEM (science, technology, engineering, and mathematics), anche in applicazioni rivolte a soggetti con disturbi dell’apprendimento, correlati ad esempio a problematiche quali dislessia o autismo. 
Edu Day 2017 sarà anche occasione di presentazione dell’arrivo in Italia di Skype for Classroom, al centro di un nuovo progetto formativo di Microsoft.  
Anthony Salcito, vice president of worldwide education di Microsoft, e Carlo Purassanta, amministratore delegato di Microsoft Italia, apriranno la sessione plenaria (Educare al Futuro), parlando delle opportunità fornite dagli strumenti digitali nella didattica e nella ricerca, e approfondendo il tema dell’evoluzione del sistema scolastico oggi e soprattutto nel futuro.

giovedì 27 aprile 2017

Con TTR500 Tektronix entra nel mercato dei VNA

Con TTR500 Tektronix entra nel mercato dei VNA

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Il VNA Tektronix TTR506A

La nuova serie di vector network analyzer mira a soddisfare la domanda di VNA a costo contenuto per il collaudo di dispositivi e applicazioni IoT



Ancora novità da Tektronix, a pochi giorni dall’annuncio ufficiale dell’introduzione nella propria offerta di soluzioni del generatore di forme d’onda arbitrarie AWG5200: il 25 aprile, la casa di Beaverton ha infatti annunciato ufficialmente anche il lancio sul mercato dell’analizzatore di reti vettoriale serie TTR500, dotato di interfaccia USB.
Questo VNA (vector network analyzer) rappresenta il primo atto dell’ingresso di Tektronix nel settore degli analizzatori di reti vettoriali, e va ad arricchire il portafoglio di strumenti per il test RF basati su USB, che la società è oggi in grado di fornire, come ad esempio la gamma di analizzatori di spettro serie RSA (RSA 306B, RSA503A e RSA507A, RSA603A e RSA607A).
«Questo è il primo VNA della famiglia Tektronix» sottolinea in un’intervista Enrico Zanoio, sales manager di Tektronix per Italia, paesi nordici, Benelux, Europa centro-orientale, Balcani e Israele, che, assieme a Dean Miles, senior Emea technical marketing manager di Tektronix, illustra le caratteristiche del nuovo prodotto.
«TTR500 – aggiunge Zanoio – è una grossa novità per Tektronix, che di recente ha investito molto nel mondo RF con l’introduzione di varie serie di analizzatori di spettro. Ma ora il VNA TTR500 vuol rispondere alle esigenze di un altro filone di mercato, quello della progettazione di soluzioni Internet of Things (IoT), che è previsto crescere con un CAGR del 33% nel periodo 2016-2021». 

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