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Edge computing: l’architettura che avvicina il cloud ai dispositivi IoT

Secondo Gartner, il rapido sviluppo dei progetti Internet of Things in una varietà di casi d’uso nei mondi business, consumer e governativo, sta guidando la creazione di architetture IT decentralizzate, in grado di elaborare i dati direttamente nei punti in cui vengono prodotti o, almeno, il più vicino possibile. Attualmente, circa il 10% dei dati generati dalle imprese è creato ed elaborato fuori da un tradizionale data center o cloud. Nel 2022 questa percentuale salirà al 50%


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Edge computing, ovvero l’ennesima tecnologia che entra in gioco, e fa discutere molto di sé, nell’inarrestabile turbinìo di sviluppo della trasformazione digitale, oscillando tra speculazioni, valutazioni e analisi di peso differente. Qualcuno, come Peter Levine, general partner della società di venture capital Andreessen Horowitz, prevede addirittura che l’edge computing decreterà presto la fine del cloud computing; qualcun’altro, più prudentemente, si limita a spiegare che serve a decentralizzare la nuvola, liberando certe applicazioni ‘time-sensitive’ dalla stretta dipendenza con i data center remoti, fornendo ad esse la capacità, tramite l’uso di risorse di computing locali, di elaborare i dati direttamente sul campo. Più vicino, quindi, a dove le informazioni vengono effettivamente raccolte: sensori, sistemi industriali, telecamere, POS (point of sale), ‘smart meter’ per elettricità, gas, acqua, e quanti altri dispositivi intelligenti e device embedded si possono oggi immaginare connessi al cloud. Ed è proprio questa proliferazione di dispositivi ai margini della rete (edge) che motiva l’esistenza dell’edge computing: Internet sta diventando sempre più ‘Outernet’, dal cyberspazio è penetrata nel mondo fisico, a suon di app mobili, realtà aumentata (AR), ‘geotagging’, applicazioni ‘context-aware’, servizi e advertising ‘location-based’, algoritmi di riconoscimento facciale, ‘digital twin’ che abilitano la manutenzione predittiva di impianti e macchinari, veicoli a guida autonoma, reti radiomobili 5G. Tale transizione, dal mondo virtuale a quello fisico, sta generando un’enormità di dati nella periferia della rete e, in molti degli scenari e casi d’uso accennati, dove le informazioni vanno elaborate in ‘near real-time’, quando non addirittura in tempo reale, risulta davvero irrealistico pensare che ciascuno di questi edge device, e applicazioni sul campo, possa sempre contare su un canale stabile di connessione e comunicazione dati costante con il cloud.

2018, Gartner dà il benvenuto nell’era ‘Cloud to the Edge’
Il fenomeno edge computing sta raggiungendo proprio ora una fase critica di maturità: più si espande il numero di dispositivi intelligenti connessi al cloud, più si differenziano e moltiplicano le opportunità applicative degli ‘smart device’ nel mondo business, nell’industria, nella Sanità, e più sale la pressione a far evolvere l’architettura di rete della Internet of Things (IoT), e della IIoT (Industrial IoT), per metterla in grado di rispondere alle nuove esigenze e modalità di gestione dei dati: a fare il punto è la società di analisi di mercato Gartner.
Enumerando quelli che saranno i dieci trend tecnologici strategici per imprese e organizzazioni nel 2018, Gartner pone il fenomeno ‘Cloud to the Edge’ in quinta posizione. Le aziende, secondo la società di analisi, dovrebbero cominciare a utilizzare schemi di progettazione improntati sui paradigmi dell’edge computing nelle proprie architetture infrastrutturali, specie quelle che sono contraddistinte da una significativa presenza di componenti IoT.

2 commenti:

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