martedì 9 agosto 2016

IBM: quando open source fa rima con innovazione

Al centro dell’evento IBM Open Innovation il modello di sviluppo software del codice aperto, e la sua capacità di semplificare la creazione di servizi digitali innovativi



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Il software open source è alla base dei quattro pilastri - mobility, cloud, social business, big data/analytics - della trasformazione digitale, e quest’anno, nel mondo, l’80% delle organizzazioni che prenderanno decisioni d’acquisto dell’infrastruttura hardware saranno influenzate dal modello del codice libero. Per il 2018 il 20% delle aziende avranno attuato una strategia ’open source/OpenStack first’ per le nuove applicazioni sviluppate con metodologie DevOps: nell’esporre questi dati lo scorso luglio, in apertura dell’eventoIBM Open Innovation, Sergio Patano, IT research & consulting manager di IDC Italia, mostra anche il trend di penetrazione di Linux nel mercato dei server in Italia.
Se nel 2010 il Pinguino non arrivava al 20%, nel 2020 IDC prevede un tasso di penetrazione del 25%. Tra le ragioni di tali risultati, Patano individua il merito del software open source di aver contribuito a creare un livello di unificazione e ’standardizzazione’ nel settore, ad esempio perché con Linux i prodotti di fornitori differenti hanno molte similitudini, e si può migrare da una distribuzione a un’altra con relativa facilità. Un settore, quello open source, in cui Big Blue, sottolinea Massimo Rinaldi, sales manager IBM Systems di IBM italia, è attiva da 15 anni attraverso varie iniziative: tra le più recenti, nel 2013, la nascita della OpenPOWER Foundation, una comunità tecnica aperta, basata sull’architettura Power di IBM, e il cui obiettivo è creare un ecosistema open, disposto a condividere competenze, investimenti e proprietà intellettuale di classe server, per facilitare l’innovazione, a livello hardware e software, e semplificare la progettazione dei sistemi. 

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