L’intelligenza artificiale ridisegna le regole della gestione dei dati. Secondo la società di ricerca ISG, la priorità per le imprese è rendere i dati usabili in tempo reale e sviluppare una governance “on the fly”. Le imprese stanno spostando gli investimenti sulla qualità e sull’usabilità dei dati
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L'usabilità dell’intelligenza artificiale (AI) diventa la sfida nodale da giocare per le imprese in materia di gestione dati, e ciò oggi rende più che mai fondamentale in ogni organizzazione attivare solide politiche di data management e data governance.
Le funzionalità del software di gestione dati andrebbero poi valutate non semplicemente per classiche attività di amministrazione degli stessi, ma con l’obiettivo di accelerare le iniziative di intelligenza artificiale. Queste alcune conclusioni chiave tratte da Matt Aslett, research director Data and Analytics della società di ricerca e consulenza ISG, in uno studio (“The Impact of AI on Data Strategy”) illustrato a Londra nel corso di Evolve25, l’evento organizzato annualmente da Cloudera, dedicato ai decisori aziendali e agli operatori del settore dei dati, degli strumenti analitici e dell’AI.
Verso una data governance di nuova generazione
La AI sta mutando velocemente la fisionomia delle pratiche di gestione dei dati. Se si considerano gli approcci tradizionali di data governance, legati all’architettura del data warehouse, ricorda Aslett, dove il principio è “prima curare i dati” e poi capire come utilizzarli, questi metodi datati potenzialmente non sono più in grado di tenere il passo con l’attuale esigenza delle organizzazioni di affrontare il problema cruciale della gestione della AI. Ciò perché negli ultimi anni la tecnologia si è evoluta abbastanza rapidamente, in materia di automazione, ed ora l’avvento della AI agentica alza davvero ulteriormente l’asticella delle sfide, in termini di necessità di utilizzo dei dati in tempo reale, che impone oramai una governance “on the fly”.
