mercoledì 19 luglio 2017

Migrare al cloud ibrido: i punti da valutare

La transizione verso un modello IT basato su molteplici servizi in cloud rappresenta per un’organizzazione il modo migliore di acquisire agilità e flessibilità. Tuttavia, la scelta del cloud ibrido implica non pochi aspetti tecnici e organizzativi da considerare durante l’implementazione dell’infrastruttura



Leggi l'articolo completo su ZeroUno


Per cloud ibrido si intende una modalità, coordinata e ‘policy-based’, di gestione, utilizzo e provisioning dei servizi IT nell’ambito di un insieme di servizi cloud interni ed esterni. La definizione è della società di ricerche di mercato Gartner, che proprio di recente ha fatto una nuova previsione: per il 2020, il 90% delle organizzazioni adotterà servizi di infrastruttura ibrida.
La crescita del cloud e il declino del tradizionale data center outsourcing (DCO) indicano infatti, secondo Gartner, una massiccia transizione verso servizi di infrastruttura ibrida. Più in dettaglio, stando alle stime della società, il tradizionale mercato DCO a livello mondiale sta restringendosi, con una spesa che è prevista in declino, passando dai 55,1 miliardi di dollari del 2016, ai 45,2 miliardi di dollari del 2020. I servizi cloud, d’altra parte, sono previsti in forte espansione: dai 23,3 miliardi di dollari del 2016, arriveranno a 68,4 miliardi di dollari nel 2020.
Via via che la domanda di agilità e flessibilità cresce, ha dichiarato DD Mishra, Research Director di Gartner, le organizzazioni che adottano un’infrastruttura ibrida potranno ottimizzare i costi e incrementare l’efficienza. Tuttavia, questa transizione non sarà facile, perché essa incrementa anche la complessità di selezione del corretto insieme di strumenti per fornire servizi ‘end-to-end’, in un ambiente in cui le risorse IT vengono sempre più approvvigionate in maniera composita, attingendo da molteplici fonti.

Continua a leggere ...

SHARE THIS

Author:

Independent writing and editing professional

0 Commenti:

Commenta questo post