Resilienza by design: occorre andare oltre la sicurezza perimetrale

L’ultima ricerca di Zscaler avverte sui rischi a cui le organizzazioni vanno incontro focalizzandosi unicamente sulla difesa e sulla resilienza informatica interna. L’architettura di cybersecurity va ridefinita includendo la supply chain e attori esterni. La risposta in un approccio a 3 step

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Elena Accardi, country manager di Zscaler


Sembra davvero essere arrivato il momento di liberarsi definitivamente dal convincimento illusorio che difendere la propria organizzazione dagli attacchi cibernetici equivalga a trasformarla in un castello fortificato con mura alte e solide, il firewall, e un unico ponte levatoio, la VPN (virtual private network).

Non c’è più un’unica porta d’ingresso. Il pericolo esterno oggi arriva da fronti diversi: ambienti IT distribuiti, ibridi, multicloud, attacchi alla supply chain, aumento dei cyberattacchi guidati dall’intelligenza artificiale, rischi emergenti legati a AI agentica e quantum computing pongono nuove sfide in materia di sicurezza.

Al contempo, le esigenze a livello di sovranità dei dati, i cambiamenti normativi, la volatilità dei mercati, le tensioni geopolitiche continuano a mettere alla prova l’agilità, la continuità operativa e la resilienza delle imprese.

«Tutti questi elementi hanno reso il confine del perimetro aziendale sempre più labile» spiega Elena Accardi, country manager per l’Italia di Zscaler, fornitore statunitense di soluzioni per la sicurezza nel cloud. Il contesto è la presentazione a Milano dei risultati dell’ultima ricerca, The Ripple Effect: A Hallmark of Resilient Cybersecurity, che pone in risalto il divario tra la percezione che le aziende hanno del proprio livello di resilienza IT e la loro preparazione effettiva rispetto alle minacce esterne. 

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