Contro malware autonomi e polimorfici guidati dalla AI la difesa con soli operatori umani non basta più, occorre reagire alla velocità degli algoritmi. L’AI non è più un supporto, ma il motore operativo del SOC. Ecco come
![]() | |
| Eleftherios Antoniades, fondatore e Chief Technology Officer di Odyssey Cybersecurity |
Leggi l'articolo completo su ZeroUno
Il 2025 è stato un anno di svolta per la sicurezza informatica, in cui l’intelligenza artificiale è diventata prioritaria nell’agenda delle organizzazioni, cambiando le regole del gioco sia per gli attori delle minacce, sia per chi difende la cybersecurity. Lo ha scritto Francis deSouza, Chief Operating Officer di Google Cloud, presentando il Cybersecurity Forecast report per il 2026, e ricordando che la AI e gli agenti ridefiniranno come le organizzazioni proteggono i propri ambienti, trasformando i centri operativi per la sicurezza (SOC, Security Operations Center), da hub di monitoraggio, in motori di azioni automatizzate. Anche Odyssey Cybersecurity, la società dietro la creazione della piattaforma ClearSkies Centric AI TDIR, prevede che il 2026 sarà un punto di svolta per la cybersecurity, aziende italiane comprese: un 2026 caratterizzato da un incremento degli attacchi informatici autonomi guidati dall’intelligenza artificiale, in grado di colpire organizzazioni pubbliche e private con rapidità e precisione inedite.
