giovedì 21 luglio 2016

Il DNA di Cisco per trasformare il networking

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Alberto Degradi, Infrastructure Architecture Leader di Cisco Italia














Nella Digital Network Architecture (DNA) l’azienda di San Jose integra i mattoni base per creare rapidamente servizi digitali

di Giorgio Fusari

Migrare verso un’architettura di rete basata sul software è la chiave per rendere le infrastrutture aziendali agili, automatizzate e sicure, e abilitare lo sviluppo del business digitale. Lo spiega Alberto Degradi, Infrastructure Architecture Leader di Cisco Italia, nel richiamare e illustrare le caratteristiche della Digital Network Architecture (DNA), presentata a livello globale dalla casa di San Jose a marzo: un vero e proprio dna, indirizzato a integrare ed assimilare dentro di sé le principali innovazioni avvenute in questi anni nel settore networking, sottolinea Cisco, tra cui vi sono pilastri come le tecnologie SDN (software-defined networking) e NFV (network function virtualization); le reti overlay, la programmazione basata sui modelli, le API aperte, la gestione via cloud, le tecnologie di orchestrazione e quelle di analisi dei dati.
Tutte componenti con il potenziale d’incrementare l’efficienza operativa e attivare le applicazioni digitali, ma spesso complessi da utilizzare e implementare da parte delle imprese. Una complessità e lentezza di realizzazione dei servizi che, applicando un modello di ’network as a platform’, Cisco DNA mira a eliminare, creando le basi per costruire, mostra Degradi, funzionalità in grado di abilitare esperienze digitali innovative in molti campi: si va dalla possibilità di personalizzare gli spazi di lavoro digitali e migliorare le attività di collaborazione online degli addetti aziendali, al potenzialmento dei servizi multicanale e della ’customer experience’ per i clienti finali, all’ottimizzazione delle operation dell’impresa (insight, asset e facility management), all’irrobustimento, in termini di safety e security, delle infrastrutture che in aree urbane erogano servizi a cittadini e visitatori.
I paradigmi su cui si fonda Cisco DNA sono la virtualizzazione di ogni risorsa, per consentire l’uso dei servizi in modo indipendente dalla tecnologia sottostante (asset fisici o virtuali, gestione on-premise o nel cloud); l’automazione, che rende reti e servizi semplici da implementare, gestire e manutenere; l’uso pervasivo delle tecnologie analitiche, per fornire ’insight’ sulla gestione della rete, dell’infrastruttura IT e del business; la gestione dei servizi fornita dal cloud, per facilitare l’unificazione delle policy e delle attività di orchestrazione in tutta la rete; e, infine, la programmabilità, apertura ed estendibilità ad ogni livello, tramite l’integrazione di tecnologie Cisco e di terze parti, di API aperte e piattaforme di sviluppo che supportino un ricco ecosistema di applicazioni ’network-enabled’.
Dal punto di vista prettamente tecnico, Degradi indica alcuni componenti chiave di Cisco DNA. Tra questi, c’è APIC-EM, il controller enterprise ora disponibile in una nuova versione, che supporta una serie di servizi di automazione, inclusi Cisco Plug and Play e Easy Quality of Service (Easy QoS). Cisco Intelligent WAN (IWAN), invece, automatizza e rende flessibile il dispiegamento di WAN (wide-area network) nelle filiali e uffici remoti. A livello di virtualizzazione, un altro componente è Cisco Evolved IOS XE, un sistema operativo di rete ottimizzato per la programmabilità, l’automazione ’controller-based’ e la serviceability. Evolved IOS XE include Enterprise Network Function Virtualization (Enterprise NFV), in grado di disaccoppiare l’infrastruttura hardware sottostante dallo strato software, per usare le funzionalità senza l’impedimento di vincoli di fisici. Infine, sul versante della gestione dei servizi dal cloud, CMX Cloud fornisce dati utili sul business e per personalizzare l’engagement con i clienti, usando le informazioni sulla posizione e la presenza provenienti dall’infrastruttura wireless.



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