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Servizio ADSL, scenario in evoluzione

NetworkWorld Italia - marzo 2000

 (03/00)



Arrivano sul mercato le prime offerte di connettività orientate alle aziende



C’è una nuova parola magica da conoscere nell’immenso universo di acronimi e sigle che di giorno in giorno affollano il mondo delle telecomunicazioni: questa nuova parola magica sempre più pronunciata, anche in Italia, da esperti, addetti ai lavori e operatori del settore definisce una tecnologia che promette di rendere molto più efficiente la trasmissione di dati e i collegamenti Internet sulle reti informatiche aziendali. Stiamo parlando di ADSL, un acronimo che significa Asymmetric Digital Subscriber Line e che identifica una tecnologia modem con la quale è possibile trasmettere dati ad alta velocità attraverso le normali linee telefoniche basate su doppino di rame. Nel caso di ADSL questa modalità di trasmissione, come indica il termine, funziona in maniera asimmetrica e raggiunge la massima velocità soprattutto dalla rete verso l’utente: quindi risulta particolarmente vantaggiosa ad esempio nella fase di scaricamento dei file su pc. La tecnologia ADSL in realtà è soltanto una componente di un’estesa famiglia di tecnologie denominate xDSL e si caratterizza anche per la peculiarità di offrire una connessione sempre attiva che elimina la necessità di effettuare ogni volta la chiamata per instaurare il collegamento. A livello tecnico ne abbiamo già ampiamente parlato in un precedente articolo apparso sullo scorso numero della rivista. In questa particolare fase di evoluzione del mercato delle TLC nel nostro Paese abbiamo invece ritenuto interessante approfondire altri punti caldi che riguardano la commercializzazione del servizio ADSL in Italia.



Punti interrogativi



In merito alla validità di questa tecnologia che fornisce accesso veloce a Internet, vi sono gli interrogativi che molti si pongono sulla sua convenienza in termini di rapporto qualità/prezzo rispetto ad altre soluzioni, interrogativi che si manifestano in tutta la loro evidenza sia tra i clienti che stanno valutando i vantaggi di un’eventuale adozione del servizio nella loro azienda, sia tra gli Internet Service Provider (ISP) che devono valutare i margini di guadagno. Interessati ad ADSL sono anche i system integrator che stanno già svolgendo e svolgeranno la loro attività di consulenza in materia.



In ogni caso, qualunque azienda, prima di passare da un normale accesso a una connessione ADSL, deve senz’altro considerare con cura la gamma di offerte presenti in Italia, da studiare e verificare caso per caso.



Di ADSL, dicevamo, si parla molto ma non è chiaro quanto l’offerta del servizio sia diffusa. Per scoprirlo abbiamo fatto un’inchiesta allo scopo di scattare una fotografia il più possibile aggiornata della situazione, attraverso il contributo diretto di alcuni operatori del mondo delle telecomunicazioni, fra cui vi sono ISP e system integrator.



Per quanto attiene alla disponibilità del servizio dal punto di vista normativo dobbiamo precisare che, al momento in cui scriviamo, l’Autorità per le Comunicazioni ha appena dato un primo via a Telecom Italia autorizzandola, seppur ancora in maniera provvisoria, alla commercializzazione agli altri operatori della tecnologia ADSL. Dopo questa decisione risalente al 27 gennaio scorso l’ex monopolista può continuare a offrire il servizio all’ingrosso ai service provider e agli altri gestori di telecomunicazioni. Per quanto riguarda invece l’offerta al pubblico tramite il fornitore Tin.it l’Autorità si è presa tre settimane di tempo dalla sopracitata data del 27 per esaminare la documentazione fornita dall’ex monopolista sui termini di commercializzazione del servizio, per verificarne la corrispondenza con i principi di rispetto della concorrenza. Nel frattempo l’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) sta manifestando malcontento sui prezzi fissati da Telecom Italia per la vendita di ADSL all’ingrosso, che non lascerebbero margini di guadagno agli ISP. In precedenza, proprio questi ultimi avevano chiesto all’Autorità di bloccare la commercializzazione di ADSL: "ll servizio che si stava accingendo a lanciare Telecom Italia via ADSL - spiega Marcello Vispi, della direzione marketing di Unidata, uno degli ISP interessati alla commercializzazione del servizio - la metteva in netta predominanza rispetto agli altri fornitori di servizi Internet. Infatti tali fornitori devono passare attraverso Telecom Italia per offrire il servizio, fino al momento in cui l’unbundling, ossia la liberalizzazione dell’ultimo miglio di connessione, non diverrà realmente operativo. Una proposta economica non ragionevolmente equilibrata da parte di Telecom Italia agli ISP non avrebbe permesso loro di fornire il servizio, dato che questi ultimi dipendono dall’incumbent per l’erogazione del medesimo".



Dal punto di vista tecnico invece è necessario che il servizio sia disponibile nella zona in cui l’utilizzatore lo richiede, ossia che la centrale di competenza dell’utente finale destinatario del servizio sia attrezzata per fornire l’accesso ADSL. Se a luglio, come è previsto, l’Autorità deciderà sull’unbundling "fisico", verrà liberalizzato l’ultimo miglio di connessione che ora è in mano a Telecom Italia. Dopodiché, partirà la fase operativa e gli operatori autorizzati potranno installare le loro apparecchiature all’interno delle centrali dell’ex monopolista.



Albacom: "Vogliamo arrivare al più presto all’unbundling fisico"



Anche Albacom ha espresso la propria posizione in merito all’offerta del servizio ADSL: Lorenzo Passaro, responsabile marketing Dati e Internet della società, ricostruisce con qualche tratto il clima attuale: "A oggi vi è l’attesa da parte di tutti gli operatori della delibera dell’Autorità sull’unbundling del local loop, che liberalizzerà a livello fisico l’ultimo miglio di connessione e che dovrebbe arrivare in tempo brevissimo. Noi di Albacom miriamo a questo perché intendiamo costruirci il nostro servizio da soli". Ma cosa si farà prima di arrivare all’unbundling fisico? Posto che venga dato al più presto il via, secondo Albacom Telecom Italia potrebbe offrire un accesso ADSL basato su una sorta di "unbundling logico": la sede dell’utilizzatore può essere collegata in ADSL fino a un multiplexer Telecom Italia, dopodiché il traffico è instradato sulla rete ATM dell’incumbent. Ma questa è solo una soluzione momentanea, sembra sottolineare Passaro: "A monte di tutto c’è l’interesse dichiarato da noi operatori, e recepito dall’Autorità, di arrivare il più velocemente possibile all’unbundling fisico".



Studiare l’offerta



Vari operatori sul mercato pubblicizzano sui loro siti Web nella gamma di servizi di connettività anche quello di tipo ADSL, attribuendo nomi più o meno fantasiosi ai vari tipi di pacchetti di accesso. Solo per citare i nomi di alcune aziende che commercializzano il servizio in Italia, navigando in Internet abbiamo incontrato fornitori come Unidata (i pacchetti promossi sul sito Web si chiamano ADSL Basic e ADSL Plus) Tin.it (Fast Internet ADSL 640), Albacom, Comm 2000 (ADSLight e ADSLink), Enter.it (ADS@DOC), Telvia (HighWay) e Galactica, con la sua offerta chiamata Power Internet.



Infostrada ha firmato verso fine gennaio un contratto con Telecom Italia per la commercializzazione di un servizio ADSL, denominato NET24 e disponibile commercialmente dall’8 febbraio a Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze, Bologna, Genova, Padova, Ancona, Bari e Palermo.



Tra le varie offerte si trovano anche quelle di Itnet e Wind. Ricordiamo ai lettori che ciascuna offerta commerciale può essere analizzata in termini tecnici e di costo visitando di volta in volta il sito Web della stessa azienda.



Teniamo comunque a precisare che prima di decidere di passare a un servizio come ADSL, un’azienda deve senz’altro fare alcune attente valutazioni. Anzitutto è necessario comprendere se la banda che viene promessa dai vari fornitori sia davvero in grado di portare una ventata di aria nuova nelle congestionate reti informatiche delle imprese e in Internet, luoghi ormai superaffollati in cui gli utenti crescono di numero giorno dopo giorno accedendo online a funzionalità e applicazioni sempre più complesse e "affamate" di larghezza di banda.



In Italia si parla molto della disponibilità di una banda dalla centrale verso l’utente di circa 2 Mbps e di 640 kbps in senso contrario.



Ma è realistico pensare ciò? Antonio Sicurezza, marketing communication manager di Unidata, ritiene per esempio che agli utenti vadano fornite corrette informazioni che li mettano in grado di identificare con chiarezza il peso di ADSL rispetto ad altri tipi di offerta. "Anche nel nostro sito Web noi sottolineiamo, e forse lo dovrebbero fare anche tutti gli altri provider, che il servizio viene attivato con banda condivisa a 2 Mbps di traffico per un massimo di 100 utenti. Quindi 2 Mbps è solo la banda potenziale. Ciò va detto perché noi abbiamo anche clienti, grandi aziende, a cui forniamo linee dedicate che costano di più ma offrono vantaggi competitivi notevoli rispetto ad ADSL. Abbiamo anche spiegato ai nostri clienti tradizionali che sono dotati di collegamenti CDN (Circuiti Diretti Numerici) che non li stiamo prendendo in giro. Per noi ADSL e CDN sono due offerte parallele, che come tali non si possono incontrare: semmai vediamo ADSL come tecnologia sostitutiva di ISDN e di ISDN LAN".



Antonio Sicurezza solleva poi anche la necessità di presentare al pubblico delle aziende un’offerta commerciale in cui siano evidenti tutti i componenti che concorrono a determinare l’entità dell’investimento da sostenere: "Alcuni provider - conclude - non inseriscono all’interno dell’offerta il costo del modem in tecnologia ADSL di Alcatel, che vale 400 mila lire, e di conseguenza riescono a definire offerte più basse delle nostre".



Inoltre noi intendiamo aggiungere che, sotto il profilo delle apparecchiature necessarie all’azienda per distribuire la banda disponibile, non sempre basta limitarsi al semplice inserimento di un modem in tecnologia ADSL, specie nella fascia business in cui le reti e le esigenze applicative variano grandemente.



ITnet: "La nostra sfida sarà comunicare con chiarezza e trasparenza"



Come spiega Joy Marino, amministratore delegato di ITnet e direzione Internet Wind Telecomunicazioni, riguardo la disponibilità dell’offerta ADSL, ITnet avrà un’offerta di connettività Internet basata sull’infrastruttura di distribuzione dell’incumbent. Tuttavia Wind, in veste di operatore telefonico globale, è principalmente interessato alla liberalizzazione delle infrastrutture dell’ultimo miglio, secondo le direttive della Comunità Europea. L’offerta veicolata da ITnet è configurata, al minimo, in un prodotto orientato al mercato delle piccole e medie imprese e in uno orientato al mercato SOHO (Small Office-Home Office). L’offerta prevederà in un pacchetto tutto l’occorrente per arrivare al singolo posto di lavoro (pc) oppure alla LAN del cliente. Per quanto concerne la disponibilità del servizio, Marino aggiunge che il listino sarà disponibile con la commercializzazione del prodotto: i tempi di effettiva disponibilità - ricorda - dipendono più dallo scioglimento di alcuni nodi normativi che dalle realizzazioni tecniche.



Alla richiesta di una previsione sulla quota di utenti che potranno avvicinarsi al servizio ADSL, Marino risponde che ci sarà un momento di confusione iniziale, perché non sarà facile per il cliente confrontare le nuove offerte con quella tradizionale di connettività Internet, basata su modem dial-up o su linee dedicate. "La nostra sfida - conclude - sarà comunicare con chiarezza e trasparenza quando il nuovo servizio sarà competitivo con gli altri".



Applicazioni e tipologie di utenti



Dal punto di vista del tipo di utilizzo, possiamo affermare che la larghezza di banda messa a disposizione da una tecnologia come ADSL sia già necessaria oggi per svolgere in maniera più efficiente le normali funzioni che un utente tipo esegue quando si trova in rete o su Internet, senza necessariamente arrivare alla fruizione on line di contenuti multimediali o di grossi file audio o video. Di solito per accontentare le esigenze delle differenti fasce d’utenza, i provider preparano due tipi di offerta, proponendo da una parte una versione "light" indirizzata a piccole reti locali con un basso numero di utenti (e in prospettiva anche al mercato SoHo), e dall’altra una versione più "robusta" e ovviamente più costosa, rivolta alle grandi imprese che hanno necessità di gestire infrastrutture complesse basate su più siti Internet o Intranet connessi fra loro in ambito geografico.



Giorgio Fusari

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